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27 luglio
Biskek-Almaty 240 km circa

Superiamo in una mezz’ora circa quella kazaka e…”We’re in Kazakstan” gridiamo eccitati. Da notare che bisogna assolutamente compilare il documento per l'importazione temporanea del veicolo sulla frontiera Kazaka (non è detto che loro lo facciano fare) questo modulo vale per Kazakstan, Russia e Bielo Russia, e se non viene fatto in Kazakstan, non sarà più possibile farlo dopo!!

La strada è in buone condizioni e si può percorrere a 100 all’ora e più, tranne quando si nota che i veicoli dei locali rallentano tutti di botto, segno che più avanti c’è un controllo della polizia, perciò anche noi ci adeguiamo presto a questi “ stop and go”. L’unico inconveniente è che rischiamo di addormentarci per la monotonia del paesaggio: una steppa piatta e uniforme prima, campi coltivati poi, fattorie sparse…e filari di alberi che fiancheggiano la strada su entrambi i lati. Poi, finalmente, eccoci entrati nella regione (o almatyprovincia) di Almaty, l’antica Alma Ata ( Padre delle mele) e dopo poco passiamo sotto al cartello d’ingresso in città. C’è parecchio traffico in giro. Anche qui veniamo additati e salutati da molte persone che addirittura scendono dall’auto ai semafori per scattarci fotografie. Prendiamo alloggio all’hotel Kazzhol N43°15.608' E76°56.028', in Gogol street dove ci danno una camera a 146 dollari. Parcheggiamo la moto proprio davanti  all’ingresso, sempre sotto controllo.
Gli altri si sono fermati ad una stazione di servizio dicendoci di andare avanti, e di avvertirli se avessimo trovato un albergo, perciò appena saputo che era rimasta solo un’altra camera libera inviamo subito un SMS. Risponderanno solo alcune ore più tardi riferendo il nome dell’albergo da loro trovato. Apprendiamo poi che non ci sono capitati per caso, ma grazie ad un contatto fb che hanno coltivato al solo scopo di sfruttarlo per avere aiuto una volta giunti ad Almaty. Ricorreranno allo stesso per poter fare un tagliando alla moto. Ciò la dice tutta sul loro opportunismo e mancanza di correttezza.

 

 28 luglio
 Almaty
Oggi giornata di relax. Ci siamo alzati tardi e abbiamo consumato un’ottima colazione con ogni ben di Dio sia dolce che salato. Poi usciamo per commissioni: io ho intenzione di trovare un parrucchiere e Knut va alla ricerca di un ufficio in cui stipulare un’assicurazione temporanea ( 5 giorni) per la moto. Costo del parrucchiere ( colore, shampoo, piega, regolazione taglio…4000 tenge, cioè 24 dollari circa!) l’assicurazione ci costa 120 tenge, cioè meno di 1 dollaro!!! Per correttezza avvertiamo i due csposaompari della necessità di assicurare le moto. Poi ci godiamo una lunga passeggiata per i viali alberati catedrale_zenkovdella città fino al parco Panfilov, all’interno del quale sorge la magnifica cattedrale Zenkov, costruita interamente in legno. E’ coloratissima nelle belle tinte pastello giallo, azzurro, verdino e rosso. L’interno è riccamente affrescato. Al centro spicca l’imponente pala dell’altare, in oro; bellissime anche le icone raffiguranti la Madonna, davanti alle quali i fedeli accendono sottili candele scure. Nel tempo in cui abbiamo sostato nella cattedrale abbiamo visto arrivare ben quattro coppie di sposi. Si vede che è un’abitudine venire a pregare…e a farsi fotografare qui! Attraversato poi tutto il parco ci ritroviamo su un’animata strada commerciale dove si trovano le vetrine dei grandi marchi internazionali e delle griffe italiane di moda. Ormai è ora di pranzo così c’infiliamo in un locale in stile western-kazako. Dopo pranzo ci facciamo portare da un taxi alla funivia Kok Tobe, con la quale saliamo in cima alla collina. Dal belvedere che si affaccia sulla valle si gode una bella vista sulla città e sulla piatta steppa che si perde all’orizzonte. Incamminandoci lungo il sentiero principale ci godiamo la vista sull’altro lato del colle, verso le alte cime innevate degli Alatay che segnano il confine col Kirghizstan. Proviamo un certo rammarico per non avere avuto il tempo necessario per compiere l’itinerario originale in Kirghizstan che prevedeva di costeggiare il melagrande lago Yssyk Kul dopo il quale passare la frontiera col Kazakistan a Qarqara.
La sera siamo contattati via sms dai due opportunisti che ci chiedono di raggiungerli al loro hotel, l’indomani mattina, per uscire insieme dalla città. Rispondiamo che non ce n’è bisogno e che ci troveremo lungo la strada.

 

29 luglio
 Almaty-Kabanby 507 km


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Partiti alle 9 circa, oggi abbiamo percorso 510 km. La strada A 350 è in buone condizioni kapshagaye consente di tenere una media di 90/100 km l’ora. L’unica cosa degna di nota nel paesaggio è il grande lago artificiale di Kapshagay, dalle verdi acque. Proseguendo verso nord, dopo un centinaio di chilometri, la strada peggiora un po’ restando comunque discreta. Ad una stazione di servizio  vediamo due Land Rover, guidate da due simpatiche coppie tedesche, con cui cavalliscambiamo quattro chiacchiere. Sono anche loro diretti in Mongolia. Un paio d’ore più tardi, mentre siamo fermi per sgranchirci le gambe, si ferma accanto a noi una panda verde da cui scendono due ragazzi che ci salutano dicendo “ Ciao, siete italiani?” Sorpresi di udir parlare italiano rispondiamo di sì. I due giovani, tra i 20/25 anni, di Piacenza, stanno partecipando al Mongol Rally. Il loro motto è “Spappolati on the road”. Li incontreremo ancora, nel pomeriggio e ci scambieremo informazioni sulle frontiere da attraversare e sulle strade da percorrere in Russia e Mongolia. Pernottiamo in un piccolo villaggio, Kabanby, all’hotel Kabanby Inn N45°50.006' E80°37.349'.

 

30 luglio
Kabanby-Semey 627 km


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Oggi è stata una giornata da dimenticare. All’inizio tutto procedeva bene: strada discreta, buona velocità, non troppo caldo. Alle 12,30 circa ci fermiamo in un’area per il gomma_bucatapic-nic antistante un cafè per consumare uno spuntino. Ripartiti abbiamo percorso una ventina di chilometri, quando percepisco un rumorino strano provenire dalla ruota posteriore. Knut ferma la moto, scendiamo e… scopriamo di aver bucato! Un pezzo di ferro lungo circa 10 cm e spesso 1cm è incastrato nella gomma posteriore.. Knut lo ripara con il kit “stop and go” acquistato da tentiamo_la_riparazioneTouratech, poi gonfia la gomma col compressore e ripartiamo. Dopo pochi chilometri sentiamo la moto che “balla”, ci fermiamo nuovamente e ci accorgiamo che la gomma è sgonfia. Oh no! Knut ripete l’opera di riparazione, con maggior successo, aggiungendo intorno al “ plug” del mastice e sparando nella gomma una cartuccia di CO2, prima di gonfiarla con il compressore. Così va meglio e, dopo 100 km ha perso solo guardia_dal_benzinaiometà della pressione. La gonfiamo nuovamente e ripartiamo. Purtroppo la strada diventa una “non strada”, a tratti molto rovinata, sterrata e piena di buche ed avvallamenti. Continua così per chilometri e chilometri, alternata a brevi tratti asfaltati di fresco. Siamo stanchi, accaldati e coi muscoli indolenziti, ma dobbiamo proseguire fino a Semey, che dista ancora 158 chilometri, perché intorno a noi c’è il nulla più assoluto. Non un villaggio né un cafè, men che meno un baracchino dove acquistare una bottiglia d’acqua, solo la steppa infinita. Le ore trascorrono e lo scenasemeyrio non muta, anzi peggiora. La calura ha steso su tutto una caligine grigia che non lascia intravedere l’orizzonte. La strada asfaltata è divenuta una sottile striscia grigia su cui si avventano grossi suv e camion in una corsa a chi arriva prima, non importa su quale corsia. Dobbiamo suonare il clacson e lampeggiare con gli abbaglianti per farli spostare dalla nostra smilza corsia, piena di buche e avvallamenti. Quando giungiamo a Semey sono le 19,30. Abbiamo viaggiato per 11 ore e mezza e siamo stravolti. Troviamo alloggio all’hotel Semey N50°24.892' E80°15.589', dotato di parcheggio, internet e aria condizionata. Negli 8000 tenge del prezzo sono comprese anche colazione e cena.
Knut riesce a fare un salto da un vicino gommista che prova a riparare la gomma, ma desiste poiché il foro è troppo grosso e dice che va sistemato dall’interno. Ci dà appuntamento per l’indomani mattina.
Speriamo in bene…buona notte!

 

31 luglio
 Semey – Frontiera- Barnaul  467Km. ca.


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Ci svegliamo molto presto e alle 7 Knut porta la moto dal gommista. Torna un’ora dopo dicendo che la gomma non è stata riparata dall’interno perché il gommista ha effettuato un’ennesima riparazione esterna e, dopo averla immersa in acqua per alcuni minuti, dice che non ci sono fuoruscite d’aria e che è ok. Non potendo costringerlo a riparare la gomma come si deve, carichiamo le borse e partiamo. Percorsi 4-5 chilometri, mentre siamo su una specie di circonvallazione, sentiamo un rumore di ferraglia, la moto gomma_smontatasbanda, e si ferma con la gomma completamente a terra, in corsia di sorpasso. Scendo dalla moto con qualche timore. Per fortuna c’è poco traffico e l’auto dietro di noi frena in tempo, poi, con le quattro frecce accese, ci scorta fino alla corsia di destra. Il gentile automobilista ci indica un gommista poco più avanti. Lo ringraziamo, poi Knut conduce l’Adventure dal gommista, dove smonta le borse e la ruota posteriore. Purtroppo anche costui non ha gli utensili adatti per aggiustare la gomma dall’interno. A il_gommistaquesto punto K decide di non voler più rischiare perciò monta la gomma stradale che avevamo smontato a Samarqanda, tanto a Barnaul troveremo ad aspettarci le nuove gomme tassellate Heidenau che ci fornirà Andrej, contatto fornitoci dall’importatore russo delle Heidenau di Mosca e col quale abbiamo preso accordi prima di partire. Sono ormai le 10 quando frontiera_russasiamo pronti per ripartire.
La strada verso il confine che dista 113 chilometri è in buono stato e in breve tempo siamo là. Espletiamo velocemente le procedure d’uscita e quelle d’ingresso in Russia sono…rapidissime! Dopodichè ci lanciamo a 100/110 sulla scorrevolissima strada per Barnaul.
Ci fermiamo solo per uno spuntino veloce e per prelevare contante, rubli, nel primo paese che incontriamo. In banca però non mi cambiano le banconote kazake.
spappolati_on_the_road All’infuori di questo paese, la strada taglia solo sterminati campi gialli di girasoli. Non ci sono baracchini dove acquistare acqua né punti di ristoro e rari benzinai per oltre 300 chilometri. Meno male che il camel back tiene 2 litri d’acqua! Arriviamo a Barnaul nel tardo pomeriggio, le 17 per noi, le 18 per i russi. Eh girasolisì, bisogna spostare le lancette avanti di un’orai, ben 5 ore in più rispetto all’Italia! La ricerca di una camera si fa difficile. Nessun albergo tra quelli a cui chiediamo ha posto. Abbiamo però la fortuna di incontrare una coppia di eleganti ed affabili russi, fermano addirittura l’auto vicino alla moto e scendono chiedendo se ci serve aiuto. Parlano un ottimo inglese e in men che non si dica telefonano ad alcuni alberghi e ci trovano posto all’hotel Barnaul N53°20.849' E83°45.676' per 2300 rubli a notte hotel_barnaul(58 €) Addirittura ci accompagnano fino all’hotel ed entrano con noi per accertarsi che il personale alla reception parli inglese. Ringraziamo e salutiamo i due gentilissimi anfitrioni scambiandoci le mail e i numeri di telefono. Appena saliti in camera Knut telefona ad Andrej, a cui aveva inviato un sms ed una mail il giorno precedente, per  prendere accordi riguardo la consegna delle gomme. La mazzata arriva subito quando il russo, scusandosi, lo informa di avere solo la gomma anteriore perché la posteriore è “sparita” durante il trasporto da Mosca a Barnaul. Noo! Proprio quella che ci serviva assolutamente!
Andrej, che partirà l’indomani per le ferie, giunge all’hotel un’ora più tardi. Sembra una brava persona, si scusa ancora per l’inconveniente. Dice di aver riferito all’importatore l’accaduto e di aver cercato di procurarcene un’altra, ma di non esserci riuscito. Dà comunque a Knut il nominativo e l’indirizzo del miglior gommista e ricambista di Barnaul, suo amico. Un po’ abbattuti e depressi usciamo per cercare un ristorante. Più tardi, dopo una cena senza infamia e senza lode, andiamo a dormire esausti.

Prosegue in Russia1!

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