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26 giugno
Orebic-Kotor (Montenegro) km. 208
Dopo colazione prepariamo i bagagli. Ci fermeremmo volentieri ancora un paio di giorni, ma dobbiamo partire, il Montenegro ci aspetta! Saliti sulla moto rombiamo via. Ripercorriamo i tornanti che conducono alla strada principale fermandoci in un punto Partenza Orebicpanoramico a scattare foto di quel meraviglioso braccio di mare con Korcula e i suoi isolotti persi nel blu.. La strada, in buone condizioni, dapprima attrcinghialeaversa una fertile vallata ricoperta da vigneti, poi diventa tortuosa e si snoda lungo un itinerario ombreggiato da pinete, regalando scorci panoramici sulla costa ovest. Il lato est è più dolce, ma meno pittoresco. Percorsi una sessantina di chilometri si giunge alla cittadina di Ston, racchiusa tra le alte mura della sua fortezza, dopo la quale rimettiamo le ruote sulla costa dalmata. La strada costiera sale alta e traDubrovnikversa parecchi piccoli paesi, in posizione magnifica sul mare. Purtroppo l’andatura è lenta a causa del traffico e dei limiti di velocità che dobbiamo rispettare. Superiamo Dubrovnik, l’antica Ragusa, coi suoi possenti bastioni che racchiudono una piazza bianca di marmi, ed entriamo in Montenegro. L’attesa in dogana è rallegrata dalle peripezie di una mucca che passeggia da un lato all’altro della carreggiata brucando i fiori delle aiuole. A lei nessuno chiede il passaporto! La prima località montenegrina è la città di Herceg Novi, che vanta un interessante centro storico e bianche mura che scfjordo di Kotorendono sino al mare. L’abbiamo visitata due anni fa, quindi decidiamo di proseguire, costeggiando tutto il fiordo delle Bocche di Cattaro che due anni fa abbiamo saltato. Uscire da Herceg Novi e dintorni è snervante, ma superato il punto da cui partono i traghetti, il traffico scompare. Possiamo così goderci la vista del fiordo e delle alte montagne che lo racchiudono. Sostiamo per pranzo a Morinj, ad un beach club in riva al mare, da cui si gode una bella vista. Giunti a Kotor, scegliamo di alloggiare fuori dalle mura, nella casa di un ex giocatore, ora allenatore della nazionale di calcio under 21. E’ un bell’edificio di tre piani, in pietra, sul lungomare Muo, ( la Lonely lo chiama Cafè 33, ma ora il bar non c’è più N42°26.045 E18°45.443). Siamo gli unici ospiti, così possiamo scegliere la camera che preferiamo. Unico neo la mancanza di aria condizionata nelle stanze, ma ci accendono il condizionatore nella ex cucina e, lasciando le porte aperte, ora di sera anche la camera si rinfresca un po’. La guest house dispone di un piccolo cortiletto anteriore, cinto da una cancellata, in cui parcheggiamo la moto e di uno spazio circondato da un’alta siepe, attrezzato con lettini; c’è anche un molo da cui si scende in acqua per fare il bagno. Di fronte a noi si possono ammirare i bastioni e le mura di Kotor. Dopo un bagno in mare ristoratore, verso le 18, ripresa la moto ci rechiamo in città per cena. Kotor è un piccolo gioiello cinto da bastioni imponenti, le cui mura risalgono i fianchi della montagna, fatto di vicoli acciottolati, antichi palazzi e chiese. E’ assai piacevole passeggiarvi ammirando i suoi bei palazzi, curiosando tra le merci esposte nei negozietti e sostando ai tavolini dei numerosi locali all’aperto. Dopo cena torniamo alla Guest house e, parcheggiata la moto all’interno del cortiletto, andiamo sul molo privato per fotografare Kotor di notte. Il fiordo è illuminato dalla luce della luna piena. Proprio di fronte a noi, sulla riva opposta, una miriade di lucine seguono il profilo delle mura, dal mare al monte: una vista suggestiva.

27 giugno
Kotor- Eko Katun Vraniak km. 200 ca.
Oggi pomeriggio dobbiamo arrivare al raduno di HU perciò ci alziamo presto, salutiamo il nostro ospite e partiamo. Imbocchiamo la bella strada che si snoda con 25 arditi tornanti sulla Montagna Nera, Crna Gora, da cui proviene il nome del Paese. La strada è strettissima, ma la vista sul fiordo è impagabile! Ci fermiamo diverse volte nei punti panoramici per scattare foto. Giunti in cima decidiamo di raggiungere Podgorica, la capitale, attraversando il Parco del Lovcen anziché prendere la strada nuova per Niksic. Ci piace l’idea di guidare lungo la strada vecchia che attraversa il Parco Nazionale. Infiliamo sopra i giubbini traforati le giacche esterne dei nostri completi Nordkap, Motoinfinito, perché l’aria si è rinfrescata di colpo. C’inoltriamo nel parco. Siamo soli, immersi in una natura intatta e selvaggia. Per diverse decine di chilometri non incontriamo anima viva né villaggi. Scorgiamo sulla cima di un monte la sagoma di un’imponente mausoleo. Rinunciamo però alla faticosa salita e proseguiamo. Diversi cstradahilometri dopo arriviamo sulla strada nuova e in breve siamo nella capitale. E’ una città grande e moderna. All’uscita dalla città anziché prendere la trafficata statale per Kolasin imbocchiamo la strada vecchia che, superato il ponte sale lungo il pendio di una montagna regalandoci una vista magnifica sul fiume verdissimo che scorre in fondovalle. La strada è un po’ sconnessabar, stretta, ma per fortuna non transita alcun veicolo. Poi s’infila nei boschi dove a farci compagnia sono solo i canti degli uccellini disturbati dal rombo della moto. Ad un tratto appare l’insegna di un bar, su una piccola baita, e una sosta per due birre s’impone! Un’ora più tardi, affamati, arrestiamo l’Adventure davanti a una particolare costruzione N42°39.928 E19°30.884, circondata da un canaletto in cui nuotano decine di trote. Pranziamo con prosciutto dalmata, trote fritte, zucchine impranzopanate e focacce preparate al momento, il tutto per € 10 compresi vino e caffè! Verso le tre del pomeriggio, sazi e contenti ci decidiamo a risalire in moto. In breve tempo arriviamo a Kolasin, paesone turistico, dove acquistiamo alcuni generi di conforto. Poi, usciti dal paese, raggiungiamo i6kml centro per gli sport invernali, da cui parte una sterrata sassosa di 6 km che sale all’Eko Katun Vraniak N42°50.859 E19°38.795, a 1750 m di quota. Arrivati in cima alla montagna la sterrata prosegue scendendo sull’altro lato. Un cartellino col simbolo H.U. punta invece verso il prato alla nostra sinistra. Ci fermiamo, scendiamo dalla BMW e ci guardiamo intorno. Non c’è alcun sentiero, si deve proseguire in discesa attraverso il prato, tra le mucche che pascolano, per 300 m. Sono un po’ titubante, così Knut prosegue in moto mentre io avanzo a piedi. Poi mi chiama e mi dice di risalire perché ha visto un pianoro punteggiato da piccoli cottage di legno. Quello è il Campo dove si tiene il meeting di Horizons Unlimited. casettaBlazo e Tonko, gli organizzatori, ci accolgono calorosamente e ci  assegnano l’alloggio: quanto è minuscolo! E’ una tenda…di legno! Subito facciamo conoscenza con i bikers presenti, una ventina, tra cui il simpatico Joe, su un KTM 950; due belgi, Sofie e Albert ed un inglese che spara battute a raffica, un ragazzo di Cipro con un Transalp e un francese che sta piantando la tenda. Sopraggiungono poi parecchi motociclisti locali, su enduro monocilindrici leggeri, ideali per le sterrate intorno al campo, una coppia dalla Croazia e alcuni motcenaociclisti dalla Serbia. Conosciamo anche il simpatico Ivan di Podgorica. Grandi “Hurra” accompagnano l’ingresso di Ekke e Audrey, una coppia canadese, entrambi su BMW, 650 lei e R1200GS Adv. come la nostra lui, reduce dal lungo viaggio di un anno che li ha condotti fino in Cina. Nel frattempo il cielo s’è rannuvolato e si cerca un po’ di calore intorno al fire place, dove scoppietta un bel fuoco. Quattro chiacchiere, birra, grappa locale e subito s’instaura un piacevole clima. Alle 19 tutti entriamo nel cottage che funge da sala da pranzo in cui è stata accesa una stufa a legna e ci sediamo ai lati di due firelunghi tavoli. La cena consiste di una portata di prosciutto dalmata come antipasto, una zuppa di verdure piccante, molto buona, carne, una specie diStelle purè di patate e formaggio fresco, prodotto all’alpeggio. Dopo cena ci si stringe tutti attorno al falò scoppiettante. L’aria si è raffreddata parecchio, il cielo è coperto di miriadi di stelle, risate e racconti s’intrecciano nella notte…

La foto con cielo stellato non è nostra, ma di Ivan Lipicnik, un altro dei partecipanti al meeting.

 

28 giugno
Biogradska Park- Gole del Tara km. 40 ca.
Ci svegliamo col sole. Per colazione ci portano bricchi di tè, latte e caffè, ciotoline di solemiele e marmellata casalinga, pane appena sfornato e frittelle fragranti, poi uova, prosciutto e formaggio. Questa mattina Knut ed io vorremmo approfittare della bella giornata  per vedere il Biogradska lake. Chiediamo se qualcuno vuole unirsi a noi, ma Joe biogradska lakedeclina l’invito, preferendo percorrere le strade bianche intorno, alcuni sono arrivati nella notte e dormono ancora, altri preferiscono restare al campo per seguire il programma della mattinata. Così, ricevute alcune dritte da Blazo saliamo in sella alla possente cavalcatura e partiamo.
Knut conduce l’Adventure fuori dall’alpeggio, su per il pascolo. Ripercorriamo la sterrata di 6 km. e, una volta scesi sull’arteria principale, prendiamo la direzione nord. Imbocchiamo poi una stretta e panoramica stradina che  conduce al Parco Nazionale di Biogradska e al suo suggestivo lago N42°54.031 E19°35.734, incastonato tra verdi boschi. Parcheggiata la moto ci avviamo a piedi lungo il sentiero che costeggia il lago. Ne percorriamo il periplo, circa tre chilometri, attraverso una delle ultime foreste vergini d’Europa. Un luogo intatto, selvaggio, dalla vegetazione rigogliosa.
Risaliti in moto proseguiamo per la gola del Tara, dove la grossa enduro può finalmente correre, piegando nelle strette curve, addentrandosi nella gola del fiume. Al bivio per Zabliak un lungo ponte di ferro attraversa il canyon N43°09.015 E19°17.703, consentendoci di vedere l’impetuoso Tara che scorre 160 m più sotto. Soddisfatti del nostro giro, verso le 17  rientriamo all’alpeggio, notando che ora il parco moto è notevolmente aumentato. Facciamo così conoscenza con un altro gruppo di motociclisti e di quadisti, arrivati dalla Serbia e con il simpaticissimo Rakela, un croato di Spalato che ha viaggiato parecchio. La sera, a cena, ci stringiamo ancor di più intorno ai tavoli, raccontandoci a vicenda come abbiamo Rakelatrascorso la giornata. I serbi invece restano all’aperto, intorno al fuoco, a rosolare salsicce. Li raggiungiamo tutti più tardi per proseguire la serata bevendo e ascoltando gli uni i racconti degli altri. Non dimenticherò facilmente le emozioni provate: il fuoco che arde, le risate, il cielo stellato, le voci nella notte e l’aria tersa che mi fa rabbrividire. A mezzanotte ci ritiriamo nella nostra gelida casetta, dove faticherò a prendere sonno per il freddo.

 29 giugno
Eko Katun Vraniak
Ci sveglia la pioggia che picchietta sulle tegole di legno del cottage. Restiamo sotto le coperte il più a lungo possibile, poi, con grande sforzo, ci alziamo e ci rifugiamo nella casa principale, in cerca di un po’di calore. La stufa a legna però noKnut_Ekke_Audreyn è sufficiente a riscaldare l’ambiente, così ci stringiamo gli uni agli altri per consumare la solita divina, abbondante colazione. Poi passiamo tutti nella grande tenda  militare che funge da sala di proiezione, dove assistiamo ad un’interessante lezione di primo soccorso e ad alcune presentazioni. Dopo pranzo le proiezioni proseguono con le presentazioni dei viaggi: Iran di Daniel, Stati Uniti, Siberia e dalla Croazia all’Australia di Rakela, che ci fa morir dal ridere con le sue descrizioni, condite di allegria. Nel pomeriggio è la volta del viaggio a Knut_Ekke_AudreyNordkapp di Ivan, Blazo e Nino, Albania e Macedonia di due ragazzi di Kolasin. Usciamo dal tendone per mangiare qualcosa, scambiare opinioni su quanto visto, poi, dopo cena, abbondante e ottima come al solito è la volta della presentazione del racconto di viaggio più atteso: un anno in moto dall’Europa all’Asia e ritorno attraverso Russia, Siberia, Mongolia, Cina, Estgrigliataremo oriente, India, Via della Seta, Iran, Turchia…Montenegro. Il desiderio di riprendere a viaggiare ci riafferra e…sogniamo già nuove avventure!  
L’ultima sera termina con una grande grigliata attorno al falò su cui vengono rosolate carne e salsicce in quantità. Si mangia a più non posso conversando dei viaggi passati e futuri, mentre birra, vino e ottima grappa alle mele prodotta al Katun scorrono a fiumi, scaldando il corpo e l’anima.

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